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Il CIPA nasce
ufficialmente nel 1966, ma la
storia dei suoi fondatori viene
da più lontano; sta ai primordi,
almeno in Italia, della
psicologia analitica (questa la
denominazione scelta da Jung per
rimarcare il suo lavoro rispetto
alla psicanalisi). Coloro che
daranno poi vita al Centro
Italiano di Psicologia
Analitica, infatti, facevano
allora parte di un gruppo di
analisti junghiani, che, negli
anni seguenti alla seconda
Guerra Mondiale e alla
Liberazione, si erano radunati
attorno ad Ernst Bernhard,
l’uomo che aveva “importato”
Jung nel nostro Paese. A Roma e
in Italia, ritornata la
democrazia, maturavano le più
diverse esperienze culturali e
proficui contatti
internazionali, in tale contesto
la psicologia analitica
praticata da Bernhard divenne
con gli anni un punto fermo.
Quell’esperienza fu, infatti,
fonte di crescita personale e
luogo di aggregazione per
psichiatri, filosofi,
intellettuali che con lui
avevano intrapreso l’analisi,
decidendo quindi di diventare
essi stessi analisti, e insieme
il riferimento per una serie di
personaggi di spicco della
cultura italiana (per citare
solo alcuni nomi: Natalia
Ginzburg, Giorgio Manganelli,
Federico Fellini, Roberto Bazlen:
un raccordo, quest’ultimo, per
esponenti dell’intelligentia e
scrittori dell’epoca, fondatore
della casa editrice Adelphi).
Per dare forma al gruppo di
allievi, consentire lo sviluppo
di un training e preparare uno
sviluppo della psicologia
fondata da Carl Gustav Jung che
ormai raccoglieva consensi e
seguaci in altre città italiane,
a incominciare da Milano,
Bernhard costituì nel 1961
l’Associazione Italiana per lo
sviluppo della Psicologia
Analitica (AIPA).
Furono anni
fervidi e di espansione per la
psicoanalisi e anni fecondi e
generativi in particolare per l’AIPA
e per lo junghismo, con numerosi
editori che avevano ormai in
catalogo la traduzione di opere
dello psichiatra di Zurigo:
Einaudi, Boringhieri, Comunità,
Astrolabio. Ma la crescita e lo
sviluppo, come di frequente è
accaduto nella storia del
movimento psicoanalitico sin
dalle sue origini, sono stati
anche occasione di
differenziazioni nei percorsi
individuali e di gruppo e,
quindi, di divisioni e di
riaggregazione sotto il profilo
istituzionale. Così nel 1966,
giusto un anno dopo la morte del
capostipite, Ernst Brnhard,
avvenuta appunto nel 1965, sei
analisti lasciarono l’AIPA e
diedero vita a un nuovo gruppo,
il Centro Italiano di Psicologia
Analitica, appunto. I nomi dei
fondatori del CIPA sono: Mirella
Sonetti Vallini, Vittoria
Braccialarghe, Enzo Lezzi,
Francesco Minozzi, Mario Moreno,
Mario Trevi.
Enzo Lezzi e
Mario Moreno si alternarono per
un decennio nella direzione del
CIPA. Il secondo, in
particolare, docente di
psichiatria presso l’Università
di Roma, contribuì in maniera
rilevante alla messa a punto di
un pensiero junghiano e di una
pratica della psicoterapia
capace di cogliere e di
applicare l’attualità della
psicologia analitica in un
momento di sostanziali
trasformazioni culturali.
Nella seconda
metà degli Anni Settanta, per il
secondo decennio di vita del
CIPA, alla conduzione del
sodalizio si succedono Enzo
Lezzi, di nuovo, e Francesco
Caracciolo, quest’ultimo
proveniente dall’Istituto Jung
di Zurigo. È a Caracciolo che si
deve l’avvio dei Convegni
nazionali del CIPA (nei primi
tempi organizzati con
periodicità annuale).
L’appuntamento fa seguito a uno
sviluppo ormai avviato di
iniziative di ricerca
scientifica e di verifica
clinica, che avevano già trovato
espressione nella pubblicazione
di riviste e nella
collaborazione di soci del CIPA
alla cura di alcuni dei volumi
delle Opere di Jung, che
Boringhieri aveva avviato sotto
la direzione di Luigi Aurigemma.
Oltre a Mario Moreno, al quale
si devono i primi due volumi,
Studi psichiatrici e Psicogenesi
della malattia mentale, si
dedicano all’impresa Eleonora
Trevi D’Agostino, che edita il
volume IV, Freud e la
Psicanalisi e Mario Trevi, con
il fondamentale La dinamica
dell’inconscio, volume VIII
dell’opera.
Dal 1984 sino
al 1993, la presidenza passa a
un rappresentante della nuova
generazione, Luigi Zoja,
formatosi all’Istituto Jung di
Zurigo, al pari di alcuni
colleghi che collaboreranno con
lui alla conduzione del
sodalizio. Zoja curerà molto le
relazioni del CIPA con le
associazioni e gli esponenti di
altri Paesi, così da inserire il
Centro nel contesto dello
junghismo internazionale. Al
Congresso della IAAP, svoltosi a
Firenze nell’agosto del 1998,
primo italiano, verrà eletto
presidente della International
Association for Analitical
Psychology.
A metà degli
Anni Novanta il CIPA affronta un
difficile momento di
trasformazione culturale e
istituzionale sotto la
presidenza di Luigi Aversa
(1993-1997). Tra gli aderenti al
Centro incomincia a trovare
espressione un dibattito
articolato, soprattutto sul
problema della didattica, e
sulla ricerca dei “fondamenti”
della psicologia analitica,
sotto il profilo sia del
pensiero che della pratica
clinica. E figlio del confronto
tra anime di ispirazione
diversa, modi peculiari di
concepire e di rendere attuale
la tradizione di Jung, è il
lavoro di riforma intrapreso per
consentire il dibattito interno
ed esterno e rendere praticabile
la convinzione secondo cui la
diversità è fonte di ricchezza.
Si tratta inoltre di
confrontarsi con una precisa
realtà introdotta in Italia
dalla nuova legge che abilita
all’esercizio della psicoterapia
soltanto i laureati in Medicina
e Chirurgia e in Psicologia e
che pone le premesse per un
adeguamento alle leggi dello
Stato le società analitiche
storiche nel caso in cui queste
si proponessero di formare
psicoterapeuti. Nasce così il
nuovo Statuto, che stabilisce le
premesse per una crescente vita
democratica del sodalizio; pone
l’accento su Comitati
scientifici previsti a fianco
delle tradizionali strutture di
formazione; valorizza l’apporto
e l’esperienza clinica dei
singoli soci riconoscendo la
funzione di svolgere “seconde
analisi” (così verrà chiamata la
tradizionale “analisi
didattica”) e “supervisioni” in
base all’anzianità acquisita, in
modo da neutralizzare le
dinamiche di potere connesse con
il metodo delle cooptazioni
affidate ai soli “didatti”
tipico di molte società
psicoanalitiche.
I frutti
della riforma maturano nel
periodo 1997-2001, sotto la
presidenza di Marco Garzonio; il
CIPA elabora un progetto di
Scuola di Psicoterapia che
ottiene il riconoscimento
ministeriale e che consente al
Centro di avviare i corsi da cui
usciranno psicoterapeuti di
formazione junghiana, che
potranno esercitare la
professione grazie a un titolo
riconosciuto dallo Stato. Sono
quelli gli anni, che vedono: la
nascita di nuove iniziative
editoriali, come la
pubblicazione della rivista
monografica annuale edita da
Cortina e affidata alla
direzione di Paolo Francesco
Pieri (autore nel 1997 del
“Dizionario junghiano”, prima
opera del genere, edito da
Boringhieri), la quale va ad
affiancarsi a un’esperienza
consolidata “La Pratica
Analitica”, fondata sin dal
1977; la crescente
collaborazione con le altre
società analitiche storiche,
AIPA e SPI, porta, tra l’altro,
alla realizzazione di
significative iniziative comuni
in occasione del centenario de
L’interpretazione dei sogni di
Freud, oltrechè ad inviti e a
reciproche relazioni nei
rispettivi convegni nazionali,
soprattutto con l’AIPA;
l’elaborazione del Codice
Deontologico.
Nel 2001 alla
presidenza del CIPA viene eletto
Enzo Vittorio Trapanese, che
avrà al suo fianco come
vicepresidente nei primi due
anni Umberto Galimberti,
personalità di spicco del
pensiero filosofico italiano. A
Trapanese, tocca il compito di
portare a regime la Scuola e di
dare voce alle istanze e alle
professionalità interne al
Centro, che puntano a rendere
sistematica e specifica la
preparazione di terapeuti
dell’infanzia e dell’adolescenza
attraverso una formazione
junghiana resa possibile dalla
creazione di una Scuola
apposita.
Nel 2005 alla
presidenza del CIPA viene
eletta, per la prima volta nella
storia dell'Associazione, una
donna, Anna Benvenuti. Al suo
fianco ci sarà come
Vicepresidente Vito Marino De
Marinis. Sotto la sua presidenza
viene reso operativo il nuovo
Regolamento per la Formazione di
Psicologi Analisti, che
permetterà a chi è già in
possesso del titolo di
psicoterapeuta un percorso
diverso da quello della Scuola
riconosciuta dal Ministero.
Verrà inoltre portato avanti il
compito assunto dalla presidenza
precedente di realizzare una
formazione specifica per
terapeuti dell'infanzia e
dell'adolescenza, che abbia un
alto livello di preparazione
Nel panorama
culturale italiano il CIPA
rappresenta ormai da molti anni,
un punto di riferimento costante
perché intende sviluppare la
ricerca della psicologia del
profondo e del pensiero
junghiano e per la preparazione
all’esercizio della psicoterapia
analitica.
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